I Karate Kids sono tornati e sono diventati men: COBRA KAI


Quando ho saputo, mesi fa, che sarebbe stata girata una serie TV ambientata una trentina di anni dopo i fatti narrati in The Karate Kid, ho pensato che fosse una pessima idea. Come attualizzare un vecchio cult per i ragazzi nati e cresciuti negli anni 80, ma sconosciuto ai ragazzi di oggi? Lo scetticismo era tanto. Ovviamente, vinta dalla curiosità, ho ceduto alla visione e alla fine devono ammettere che l'idea di realizzare Cobra Kai si è rivelata una scelta assolutamente brillante. 


Purtroppo, per motivi discutibili, la serie, composta da dieci puntate di circa 25 - 35 minuti ciascuna, è disponibile su Youtube in lingua inglese solo con i sottotitoli in inglese. A parte ciò, i più poliglotti potranno quindi godere del nuovo incontro/scontro tra Danny LaRusso, interpretato da Ralph Macchio, e Johnny Lawrence, interpretato da William Zabka. Alcuni di voi sapranno che i due personaggi avevano assunto una nuova dimensione cult in How I met your mother, dove erano apparsi nel ruolo di loro stessi. Ed è forse proprio grazie a How I met your mother che Cobra Kai ha assunto una certa trama, traendo spunto dalla visione che il personaggio di Barney Stinson (alias Neil Patrick Harris ) aveva del film: il vero karate kid non era Danny, bensì Johnny.


Sarebbe stato molto facile partire dalla seguente trama: Danny è il sensei illuminato di un gruppo di ragazzi sfortunati, tormentati dai bulli, proprio come Miyagi (Pat Morita) lo era stato per lui.


E invece, ripartendo da situazioni invertite rispetto al primo film della saga, gli autori decidono di complicare un po' il racconto e di renderlo più originale. Danny è diventato un uomo di successo, ha una bella famiglia ed è pure un po' antipatico. Johnny, invece, è un semplice disoccupato, che abusa di alcol e ha un pessimo rapporto con il suo unico figlio. Immediatamente lo spettatore è portato ad essere solidale con quest'ultimo, soprattutto quando difende un giovane vicino di casa, Miguel, da una banda di bulli e decide di dare lezioni di karate al ragazzino affinché impari a difendersi. Da qui la rinascita della scuola Cobra Kai, con grave disappunto da parte di Danny, che cercherà in tutti i modi di ostacolare il vecchio rivale. 


Grazie a questa scelta, la serie sceglie di non essere un'operazione puramente nostalgica, bensì rappresenta i vecchi personaggi sotto una luce nuova e i nuovi personaggi in maniera innovativa e si rifiuta di riprodurre in maniera sbrigativa lo schema narrativo della saga degli anni Ottanta. Al contrario, mette in discussione, a tratti in maniera scherzosa, a tratti in maniera più approfondita, gli stereotipi che siamo abituati a conoscere (il buono/loser, il cattivo/bullo). Pur non volendo in alcun modo giustificare il bullismo, la serie non si limita a condannare, ma si pone al contempo le seguenti domande: come nasce un bullo? Chi ha influito negativamente nella costruzione della personalità di un ragazzo? I genitori, la scuola lo sport? I ruoli di buono e cattivo si invertono continuamente, tutti i personaggi agiscono correttamente e poco dopo sbagliano, salvo poi comportarsi bene e, infine, di nuovo sbagliare: ed è così che sono le persone.


Una serie così strutturata permette di essere apprezzata non solo dai vecchi fan della saga (inclusa la sottoscritta), ma anche da nuove schiere di adolescenti, che avranno modo di riconoscersi nei personaggi più giovani, i nuovi karate kids. 

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