ANCHE I BOIA MUOIONO


Recensione pubblicata su Cinema Bendato

Titolo originale: Hangmen also die!
Paese: U.S.A.
Anno: 1943
Sceneggiatura: J. Wexley
Regia: Fritz Lang
Genere: Storico, Drammatico
Durata: 131 min.
Cast: B. Donlevy (Frantisek Svoboda), A. Lee (Mascha Novotny), W. Brennan (Professor Stepan Novotny), G. Lockhart (Emil Czaka), D. O’ Keefe (J. Horak), M. Wycherly (L. Novotny), A. Granach (Alois Gruber), H. H. Von Twardowsky (Reinhard Heydrich)
Trama: Praga, 1942. La resistenza cecoslovocca riesce ad uccidere il governatore tedesco Reinhard Heydrich. I nazisti cominciano una violenta repressione tra la popolazione per scoprire l’identità dell’attentatore.

Il boia del titolo è il gerarca nazista Reinhard Heydrich, governatore di Praga dopo l’invasione tedesca, colpevole di sanguinose repressioni nei confronti del popolo cecoslovacco. Nel 1942 fu ucciso in un attentato organizzato dalla resistenza cittadina e, come risposta, i tedeschi organizzarono una violenta rappresaglia per scoprire l’identità del responsabile.
Nel 1943, quando fu girato il film, non si conoscevano ancora i dettagli di quanto accaduto. Fritz Lang ricostruì l’episodio concedendosi diverse inevitabili divergenze storiche.
Alla stesura della sceneggiaturà collaborò anche Bertold Brecht, ma fu deciso di non inserire il suo nome nei titoli, quando, a causa di alcuni dissidi con il regista, abbandonò il progetto.
Fritz Lang costruisce un dramma storico, mescolato ad un poliziesco classico. Da un lato, il film fornisce, infatti, una testimonianza in presa diretta delle atrocità compiute dal regime nazista, in particolare nei paesi occupati. A questa forza fredda e brutale, Lang contrappone una collettività cittadina unita e decisa nel combattere il nemico occupante. Il regista sottolinea l’importanza di valori quali la solidarietà e la comunanza di intenti in un ambiente freddo ostile, cui dà rilievo attraverso l’utilizzo di chiariscuri.
Dall’altro lato, attravero numerosi colpi di scena che arricchiscono la trama e tengono con il fiato sospeso lo spettatore, chiamato a partecipare emotivamente alle azioni intraprese dalla resistenza cecoslovacca, il film segue passo per passo le indagini compiute dalla Gestapo per scoprire l’identità dell’attentatore. Il personaggio dell’ispettore Gruber, incaricato delle indagini, non è poi tanto diverso da Hercule Poirot o da Auguste Dupin. In Anche i boia muoiono, la prospettiva, però, è ribaltata: nella pellicola di Lang, infatti, il “cattivo” è chi indaga e “innocente” è chi ha ucciso, ma alla fine, rientrando nei canoni del giallo, la polizia avrà un suo colpevole, anche se fittizio.
Il finale è amaramente positivo: già solo per questo motivo vale la pena di vedere il film, dato che, per naturali ragioni storiche, non può chiudersi con la liberazione di Praga, avvenuta nel 1945. Nonostante l’imprevidibilità degli esiti della guerra, la pellicola non si lascia comunque trascinare dalla depressione e dallo sconforto; anzi, Fritz Lang sembra proprio voler trasmettere il messaggio che, l’opera unita e valorosa della collettività può sconfiggere la dittatura. La morte dei boia è un’amara consolazione, ma altresì una forma di riscatto per chi tanto ha dovuto subire.

Voto: 7 e 1/2

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