giovedì 3 marzo 2011

AMORE E ALTRI RIMEDI


Amore e altri rimedi di Edward Zwick è una commedia romantica, con protagonisti un bravo Jake Gyllenhaal e una simpatica Anne Hathaway.
Jake Gyllenhaal veste le parti di Jamie, un donnaiolo rappresentante farmaceutico, che in una delle sue spedizioni in ospedale incontra Maggie, una ragazza ventiseienne malata del morbo di Parkinson. Tra i due nasce una storia, inizialmente solo tra le lenzuola, ma ovviamente col tempo Jamie e Maggie finiscono per innamorarsi. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, l'industria farmaceutica americana tra sfruttamenti e abusi.
Il film, presentato nelle conferenze stampa come un film di denuncia ed accostato a Sicko, il documentario di Michael Moore, è molto più semplicemente una commedia romantica sebbene con l'ombra incombente della malattia di Maggie. Appena accennata è la questione relativa alle contraddizioni del sistema sanitario americano. Piuttosto, non ho potuto fare a meno di notare nel corso del film che tutti i personaggi sono praticamente dei ninfomani, hanno come loro principale preoccupazione quella di fare sesso con più uomini o donne possibili e tutti i loro problemi personali sono correlati a problemi sessuali (Freud docet).
Le pubblicizzatissime scene di sesso tra i due protagonisti non sono, poi, così scabrose e rallentano soltanto il film che alla fine finisce con l'essere inutilmente troppo lungo, dato che non ha nulla da dire.
Gli unici momenti degni di nota perché abbastanza veritieri e realistici riguardano il momento in cui arriva sul mercato il Viagra e la gente comincia a dar di matto: quello fu l'effetto che quella drug provocò negli Stati Uniti e in Europa non appena fu offerta in pasto ai "consumatori".

Voto: 4

Amore e altri rimedi su imdb
Il trailer del film su youtube
Edward Zwick su wikipedia

martedì 1 marzo 2011

My Oscar goes to...


La cerimonia degli Oscar è ormai alle nostre spalle e abbiamo già superato le delusioni e già gioito per le soddisfazioni.
Come ogni anno, a me rimane il sogno utopico di diventare una giornalista che intervista gli attori sul red carpet, nonché l'insoddisfazione di non aver visto i miei film preferiti premiati.
Soltanto in un'edizione di ormai sette anni fa rimasi più che soddisfatta: era il 2004 e Il Signore degli anelli - Il ritorno del re si aggiudicò ben 11 Oscar, affiancando Ben Hur e Titanic nel primo posto della classifica dei film che hanno vinto il maggior numero di statuette.
Ecco cosa ho condiviso e cosa non ho condiviso degli Oscar di quest'anno (esaminerò solo pochissime categorie, non avendo visto tutti i film candidati).

SCENEGGIATURA ORIGINALE E NON ORIGINALE: statuette assegnate praticamente a inizio serata. Mentre cercavo di non addormentarmi ho ricevuto un'illuminazione: è evidente che questi due Oscar costituiscono un indizio significativo su chi vincerà l'Oscar per il miglior film. Uno dei due. Per forza. Un film che non riceve l'Oscar per la sceneggiatura non può vincere l'Oscar per il miglior film!
Condivido appieno l'Oscar a The social network per la migliore sceneggiatura non originale.
Quel film è un capolavoro di scrittura.
Per quanto riguarda Il discorso del re, vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura originale, sono un po' più incerta. La storia è carina e significativa, ma non così potente. Di certo non potente, come la sceneggiatura di Inception!!! Christopher Nolan avrebbe meritato di più l'Oscar.

ATTORE PROTAGONISTA Non celo il fatto che sono una gran fan di Colin Firth, tuttavia tutti o quasi siamo d'accordo sul fatto che la sua interpretazione fosse da Oscar. Dopo A single man, Colin ha avuto una rinascita. Da guardare il suo "Oscar acceptance speech" per la differenza di linguaggio rispetto ai colleghi d'oltreoceano. Grande classe.


ATTRICE PROTAGONISTA Il premio non poteva che andare a Natalie Portman, straordinaria interprete de "Il cigno nero". Lo trovo un enorme salto di qualità rispetto all'Oscar assegnato l'anno scorso a Sandra Bullock, che personalmente trovo una pessima attrice!

Ed ecco le note dolenti...
REGIA No, no, no! Non può aver vinto Tom Hooper. Abbiamo già dovuto mal digerire il fatto che Christopher Nolan non fosse neppure rientrato nella cinquina dei registi candidati, ma adesso anche questa???
David Fincher rimane il mio vincitore morale. The social network è girato in maniera superba, Il discorso del re non lo è. Quel film è bello solo grazie a Colin Firth, a Geoffrey Rush e Helena Bonham Carter! Non è merito, di certo, di Tom Hooper, che sbucato dal nulla (ma che cosa ha fatto prima di Il discorso del re??) ha soffiato la statuetta agli altri quattro candidati.

FILM Ho visto solo 4 di 10 film candidati. Secondo la mia modestissima opinione, l'Oscar sarebbe stato stato più degnamente assegnaato ad Inception o a The social network. Il Cigno nero mi è piaciuto molto, ma è un film troppo viscerale per pensare che gli venga dato l'Oscar più importante. Sicuramente Il discorso del re è carino, ma non così tanto da essere ricordato come il miglior film dell'anno.

Per quanto riguarda la cerimonia, ho trovato un pochino deludente la conduzione di Anne Hathaway e James Franco. Da loro mi sarei aspettata qualcosa di più! Per sopportare due ore di show effettivo e due ore di pubblicità, ci vuole uno spettacolo come quello fatto da Hugh Jackman due anni fa... anche se devo ammettere che vedere gli Oscar di notte non aiuta a mantenerti sveglio....

Inutile dirlo. Gli Oscar sono belli proprio per questo. Perché ci fanno arrabbiare. Non siamo mai d'accordo sui premi. D'altronde, è impossibile mettere d'accordo tutti. Tutto sommato, poteva andare peggio (un altro Oscar a Sandra Bullock!)


(Potete trovare qui l'elenco completo dei vincitori)

La mia recensione di "The social network"
La mia recensione di "Il discorso del re"
La mia recensione di "Il cigno nero"


venerdì 25 febbraio 2011

IL CIGNO NERO - DARK SWAN


Il cigno nero (Dark Swan): ovvero ascesa a stella della danza classica e contemporanea discesa negli inferi di Nina, ballerina in una compagnia newyorkese, scelta per interpretare la giovane regina dei cigni ne "Il lago dei cigni".

Nina (interpretata da una straordinaria Natalie Portman), cigno bianco per natura, spinta dal maestro della compagnia (interpretato da Vincent Cassel), si scopre a navigare nei meandri più remoti della sua mente, dove si celano pensieri "oscuri" che un cigno bianco non potrebbe assolutamente immaginare. Un film manicheo? Tutto bene o tutto male? Forse.
Forse, però, è solo Nina ad essere manichea, spinta dalla preoccupazione di non essere perfetta. Non si è abbastanza perfetti, o quasi perfetti, nella mente di Nina. O si è perfetti, o non lo si è.
Lasciarsi andare, nella mente e nel corpo, diventare un po' cigno nero, permetterà, però, finalmente a Nina di raggiungere quella perfezione cui aspirava, ma di cui non riusciva a cogliere pienamente il senso.
Alla fine le esperienze fisiche di Nina, la sua immaginazione e l'arte che lei esprime si confonderanno in un tutt'uno, in un'unica grande "vita estetica".


Il cigno nero su imdb
Il trailer su youtube
Darren Aronofsky su wikipedia

sabato 5 febbraio 2011

LA VERSIONE DI BARNEY


"La versione di Barney" di Richard J. Lewis, tratto dal romanzo omonimo di Mordecai Richler, vede uno straordinario Paul Giamatti interpretare Barney Panofsky, un produttore cinematografico di origine ebraica, il quale (cito la locandina del film) "si sposò una prima volta, si sposò una seconda volta e poi incontrò la donna della sua vita". Sullo sfondo la scomparsa del suo migliore amico Boogie, nonché gioie e dolori, vizi e capricci.

Barney dà allo spettatore la personale versione della sua vita, ispirata al motto paterno "siate grandi nell'azione tanto quanto lo siete stati nel pensiero", quando il bisogno della memoria si fa più forte ma i ricordi inevitabilmente cominciano a svanire a causa della malattia. Le versioni potrebbero essere tante e lo stesso Barney nei vari momenti del film fa apparire se stesso sotto diverse luci: marito modello, amico leale, padre affettuoso, abile uomo d'affari, ma anche marito egoista e capriccioso, amico rancoroso, padre codardo e avido uomo d'affari.
Un uomo solo, tante le facce, tante le versioni.
Per dirla con Pirandello: uno nessuno e centomila.

La versione di Barney su imdb
Paul Giamatti su imdb
Richard J. Lewis su imdb
Il trailer su youtube

giovedì 3 febbraio 2011

IL DISCORSO DEL RE


Guardando "Il discorso del re", di Tom Hooper, purtroppo non si può fare a meno di pensare che questo è il film candidato al maggior numero di premi Oscar 2010, ben 12. Inevitabilmente un'informazione di tal genere condiziona il giudizio sul film.

La storia è quella di Bertie, futuro re Giorgio VI, che ha un grande problema per uno che nella vita fondamentalmente dovrà leggere discorsi scritti da altri: è balbuziente.
Il film è scritto in modo impeccabile, ma presenta un significativo paradosso: inizia con la pace e finisce con lo scoppio della guerra, ma ciononostante finisce "bene": re Giorgio riesce finalmente a risolvere il suo problema e legge con intensità ed emozione il discorso con cui si annuncia alla Nazione lo scoppio della guerra contro la Germania.
Ognuno dei tre principali personaggi interpreta in qualche modo un disadattato: ovviamente Colin Firth che si ritrova sovrano suo malgrado e malgrado la sua balbuzie; la moglie (Helena Bonham Carter), che all'inizio non voleva diventare moglie di un componente della famiglia reale e alla fine diventa addirittura regina; e il logopedista del re (Geoffrey Rush) che in realtà voleva fare l'attore.
Non c'è, però, alcuna velleità di contestazione sociale: ognuno svolgerà perfettamente il ruolo che gli è stato assegnato.

Il discorso del re è un film davvero gradevole, ma, se avessi il potere di assegnare gli Oscar, gliene darei al massimo tre, ossia ai tre attori protagonisti; e tre al massimo dovevano essere le candidature... contesto soprattutto la candidatura alla regia: ma come è possibile che sia stato candidato il regista di questo film e non Christopher Nolan???
"Risposta non c'è e forse chi lo sa caduta nel vento sarà"...

Il discorso del re su imdb
Il trailer su youtube
Tom Hooper su wikipedia