ORIGINALE VS. REMAKE: PSYCHO

Si apre oggi la rubrica ORIGINALE VS. REMAKE, appuntamento mensile a cura di Ho Voglia di Cinema e Director's Cult, in cui troveranno spazio classici della cinematografia mondiale affiancati dai loro remake.
Abbiamo scelto di dedicare il primo appuntamento della nuova rubrica ad uno dei più famosi film del maestro del brivido Alfred Hitchcock: Psycho, che, uscito nelle sale nel 1960, sconvolse pubblico e critica per la morte della protagonista nella prima mezz'ora.
Di Psycho nel 1998 Gus Van Sant ha realizzato un remake, cosiddetto "shot-for-shot" poiché riproduce fedelmente ogni fotogramma dell'opera originaria.
Nel blog di Director's Cult potete trovare la recensione del film di Hitchcock.
Di seguito, invece, vi propongo la recensione del film di Van Sant.


Titolo originale: Psycho
Paese: U.S.A.
Anno: 1998
Genere: horror, thriller
Durata: 103 min.
Regia: Gus Van Sant
Soggetto: Robert Bloch (romanzo)
Sceneggiatura: Joseph Stefano
Cast: Vince Vaughn, Julianne Moore, Viggo Mortensen, Anne Heche, William H. Macy, Robert Forster, Philip Baker Hall, Anne Haney, Chad Everett, James Remar, Flea

1998, Phoenix, Arizona. La giovane segretaria Marion Crane fugge con 400.000 dollari verso la California per raggiungere il suo amante, all'oscuro del furto.
Durante il viaggio, Marion si ferma nel Motel Bates, dove inaspettatamente viene pugnalata a morte.
Di questo film Gus Van Sant ha detto: "Il mio Psycho è una riproduzione, non un remake...".
Effettivamente, il regista americano ha realizzato un omaggio unico all'opera di Alfred Hitchcok, riproducendone ogni singola inquadratura e ogni singolo taglio.
In realtà, come è naturale che sia, Van Sant non ha mancato di portare il suo tocco personale al film: in primo luogo, scegliendo di girare a colori, invece che in bianco e nero, e ambientando la storia nel 1998.
In alcune scene, inoltre, il film di Van Sant è visivamente più esplicito della pellicola hitchcokiana, in particolare in rapporto a quella che potremmo definire come la problematicità sessuale del protagonista maschile.
Sotto il profilo dell'interpretazione, il cast si dimostra convincente, con la sola eccezione di quella che avrebbe dovuto essere la colonna portante del film, ovvero Vince Vaughn, che interpreta Norman Bates.
Nel film originale, Anthony Perkins era riuscito a portare sullo schermo un uomo che sin dall'inizio appare mentalmente disturbato, ma della cui buona fede non si riesce completamente a dubitare. Viceversa, Vince Vaughn sembra una caricatura un po' grottesca del ruolo ricoperto eccellentemente da Perkins nel 1960.
E' un'opera di cui si poteva fare a meno? Forse sì, forse no.
A chi non conosce ancora Psycho, consiglio caldamente di vedere prima il film di Hitchcock, che dopo tanti anni mantiene intatta la sua superiorità. D'altronde, Van Sant stesso è consapevole di non poter superare l'opera del regista britannico, altrimenti perché avrebbe riprodotto così maniacalmente ogni singolo fotogramma? Possiamo dire che il suo è stato da un lato, un esercizio di stile, dall'altro, una dichiarazione d'amore verso il regista inglese, che non aggiunge molto all'opera originaria, rimanendogli scrupolosamente fedele. Chi ha già visto il primo Psycho, ad ogni modo, si divertirà a riconoscere le piccole differenze tra le due opere, disseminate qua e là lungo il procedere della storia.
Per scoprirle tutte, visitate la pagina di Wikipedia.

Voto: 6 e 1/2

Se ti è piaciuto guarda anche...(ovviamente) Psycho (1960), Gli uccelli, Hitchcock




Commenti

  1. di certo gus si sarà divertito un mondo a girarlo. per lo spettatore magari è una pellicola fine a se stessa, ma comunque è un esperimento cinematograficamente interessante.

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  2. mmm, mi sa che devo pagare pegno e vedermi anche l'originale. Ottima rece e continuiamo con il prossimo remake vs. originale! ;-)

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  3. Bella idea, complimenti a te e Director's cult :) Quanto al film senza dubbio meglio l'originale

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  4. Inutile sperticarsi in elogi, scontati, dell'originale. Il remake invece è interessante, un'operazione stranissima: più che un rifacimento, infatti, è una vera e propria 'copia conforme', con perfino le stesse scene e le stesse inquadrature... il dilemma è sempre lo stesso: ha un senso un'operazione del genere? Si può considerare un omaggio oppure un plagio (seppur autorizzato?) Il dibattito è aperto...

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