Le meraviglie: il racconto di un'età problematica in una campagna ostile


Recensione scritta per CineRunner

Le meraviglie
Italia 2014
Sceneggiatura di Alice Rohrwacher
Regia di Alice Rohrwacher
Con Alba Rohrwacher, Monica Bellucci, Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Sabina Timoteo, Agnese Graziani

Le Meraviglie di Alice Rohrwacher (2014), ambientato nella campagna tra la Toscana, il Lazio e l’Umbria, racconta la storia di una bambina, Gelsomina, nel delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Sembra di essere nei primi anni Novanta: indizi in tal senso provengono dall’assenza di cellulare, dalle magliette larghe e dai pantaloncini corti, e soprattutto dalla canzone di Ambra Angiolini, T’appartengo, che piace tanto a Gelsomina e a sua sorella Marinella.
I genitori di Gelsomina hanno costruito in campagna un rifugio che credono sicuro e inattaccabile dal resto del mondo. Quando, però, giunge sul posto una troupe televisiva per girare un programma condotto dalla famosa presentatrice Milly Catena (Monica Bellucci), Gelsomina, fino a quel momento figlia modello, avverte la necessità di avere qualcosa di diverso. Il mondo delle api, per tanto tempo una casa rassicurante, si fa per lei improvvisamente piccolo. Intorno a Gelsomina ruota una serie di personaggi che ognuno di noi sente di aver conosciuto: la madre affettuosa, il padre severo incapace di relazionarsi con la figlia che cresce, la sorella minore, che assiste impotente alla trasformazione della sorella maggiore, e, infine, Martin, un ragazzo problematico arrivato in famiglia per scontare una pena alternativa, da cui Gelsomina si sente irrimediabilmente attratta.
La campagna rappresentata da Alice Rohrwacher non è quella turistica che conosciamo oggi, quella dei ristoranti agriturismo ordinati e accoglienti. E’ una campagna ostile, sporca, così come è il lavoro di chi si sporca ogni giorno le mani per arrivare a mangiare la sera. Ma è una campagna molto più affascinante perché, pur nella sua bruttezza, è vera ed autentica. Così come la canzone di Ambra, oggettivamente brutta, era capace inspiegabilmente di lasciare qualcosa nelle ragazzine dei primi anni Novanta, così quella campagna brutale è capace di lasciare un segno indelebile in chi ha perso qualsiasi contatto con la terra, seduto com’è ogni giorno davanti ad un computer che lo astrae dai rapporti umani primordiali.
A questa «meraviglia» si oppone quella della televisione, un po’ kitsch, un po’ fuori luogo, eppure piena di fascino per chi è sempre stato abituato a restare ai margini e a guardare da fuori ciò che avviene dentro quella scatola magica. Nel contrasto tra questi due mondi opposti, emerge l’impossibilità per i genitori di costringere i figli a seguire la strada che hanno spianato per loro, il desiderio degli adolescenti di trovare la propria strada e allo stesso tempo il loro disagio nell’allontanamento e nella scoperta.

Voto:
"Ci sono cose che non si possono dire con le parole" 

Commenti

  1. Il cinema di Alice Rohrwacher ricorda tantissimo quello di Ermanno Olmi: è infatti anch'esso permeato di natura e misticismo, di rimandi ad un mondo fatto di fatica, sudore, tradizioni contadine, un caleidoscopio di 'riti' sacri e profani che fanno da sfondo a una vicenda apparentemente senza tempo... se si ha la pazienza di entrarvi dentro ne restiamo conquistati. A me è piaciuto molto.

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