martedì 22 aprile 2014

DIVERGENT


Recensione pubblicata su Il profumo della dolce vita

Titolo originale: Divergent
Paese: U.S.A.
Anno: 2014
Durata: 139 min.
Genere: azione, fantascienza, drammatico
Regista: Neil Burger
Soggetto: Veronica Roth 
Sceneggiatura: E. Daugherty, V. Taylor
Cast: Shailene Woodley, Kate Winslet, Theo James, Ashley Judd, Zoe Kravitz, Maggie Q, Mekhi Phifer, Tony Goldwyn

E' difficile parlare di Divergent, il nuovo young adult diretto da Neil Burger e tratto dall'omonimo romanzo di Veronica Roth, senza riferirsi ad altri film appartenenti al genere, in primis ad Hunger Games.
In Divergent non c'è Panem e non ci sono i Dodici Distretti, ma c'è una Chicago, incredibilmente sopravvissuta alle guerre che hanno distrutto il mondo, divisa in cinque fazioni: gli Intrepidi, i Candidi, gli Eruditi, i Pacifici e gli Abneganti. Giunta all'età di sedici anni, Beatrice Prior, appartenente per nascita agli Abneganti, si sottopone ad un test della personalità, che ha lo scopo di rivelarle a quale fazione appartenga per natura, ma scopre di essere una divergente: non classificabile, non catalogabile e per questo un pericolo per l'ordine costituito. 
Il principale limite di Divergent è quello di scopiazzare un po' di qua e un po' di là, senza avere una propria anima che lo renda unico. Se il riferimento immediato va ad Hunger Games, il film si rivela presto spento e vuoto come The Twilight Saga o il più recente Shadowhunters - Città di Ossa
Se almeno nella prima parte il film diverte e incuriosisce, stuzzicando lo spettatore su questo mondo distopico, un po' futuristico e un po' medievale, diviso in fazioni anziché in corporazioni, nella seconda parte la storia precipita senza essere in alcun modo verosimile o accattivante ed emergono i difetti dell'intera trama. 
Innanzitutto, la protagonista, Beatrice, è un personaggio poco credibile, che subisce una trasformazione troppo repentina per una sedicenne. Se Katniss Everdeen è, grazie anche al carisma di Jennifer Lawrence, un'eroina per caso e controvoglia, prima pedina dei giochi e poi della ribellione, Beatrice Prior, dopo aver superato miracolosamente le prove fisiche cui la sottopongono gli Intrepidi, si trasforma addirittura in una sorta di eroina da videogioco, che sventa da sola un golpe condotto dagli Eruditi a danno degli Abneganti. 
Un'altra evidente lacuna del film è la capacità recitativa dei protagonisti. Shailene Woodley si impegna, ma è prematuro definirla, come è stato fatto da alcuni, «la nuova Jennifer Lawrence». Theo James, coprotagonista maschile, è un James Franco totalmente inespressivo o coinvolgente, mentre Kate Winslet interpreta con aria di sufficienza un personaggio non esattamente memorabile. Sono già in cantiere i due seguiti, che speriamo sapranno colmare i diversi limiti presenti in questo film. 

Voto: 5

Se vi è piaciuto, guardate anche: Hunger Games, Shadowhunters - Città di ossa, Twilight

domenica 6 aprile 2014

LEI


Recensione per Il profumo della dolce vita

Titolo originale: Her
Paese: U.S.A.
Anno: 2013
Durata: 126 min.
Genere: romantico, drammatico
Regia: Spike Jonze
Soggetto: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze
Cast: Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Amy Adams, Scarlett Johansson, Olivia Wilde, Chris Pratt, Portia Doubleday

Se dovessimo quantificare le ore che spendiamo “con” Facebook o “con” Twitter, probabilmente rimarremmo stupefatti. Non è, infatti, molto lontano dal vero dire che trascorriamo più tempo “con” internet che con i nostri amici.
Naturalmente, ciò tende ad essere visto come un sintomo del decadimento delle nuove generazioni, incapaci di costruire relazioni “reali” con gli altri individui; non si contano gli articoli e gli approfondimenti sull'argomento.
Ma se ribaltassimo la prospettiva? Se non considerassimo il tempo trascorso con un apparecchio artificiale necessariamente un male?
E' ciò che fa Spike Jonze in Lei (titolo originale: Her), nelle nostre sale in questi giorni e premiato agli scorsi Academy Awards per la migliore sceneggiatura originale.
In un mondo perfettamente integrato con le macchine, il protagonista di Lei, Theodore, è un uomo tormentato dai fantasmi del passato e incapace di accettare il divorzio. Egli riscopre finalmente l'amore grazie ad un sistema operativo chiamato Samantha, che in un primo tempo sembra solo una voce che ascolta i suoi problemi, con l'obiettivo di risolverli. Tuttavia, ben presto si scopre che Samantha è dotata, altresì, di una coscienza ed una vita autonoma, nutre le sue passioni ed irremediabilmente le sue esigenze si evolvono, scontrandosi con quelle di Theodore.
Il problema della coscienza della macchina è antico: da Hal 9000 di 2001 – Odissea nello spazio al recentissimo Oblivion. Tuttavia, nessuno mai prima di Spike Jonze aveva rappresentato in questi termini una storia d'amore con un'intelligenza artificiale.
Samantha, infatti, se da un lato è affine ai replicanti di Blade Runner oppure ai più recenti cloni di Non Lasciarmi, allo stesso tempo si distacca completamente dai suoi archetipi. I replicanti e i cloni aspiravano ad essere uomini. Samantha aspira solo ad essere se stessa. E, alla fine, non sarà più Samantha a rincorrere Theodore, ma Theodore a rincorrere Samantha.
Straordinarie le prove attoriali di Joaquin Phoenix, da un lato, che per buona parte del film è “solo” un ascoltatore, e di Scarlett Johannson, dall'altro, che, sebbene abbia a disposizione solo la propria voce, mantiene completamente inalterata la propria sensualità.

Voto: 8

Se vi è piaciuto, guardate anche: Non lasciarmi, Blade Runner